"Non scrivere il mio nome, però". Lo chiedono le lavoratrici degli asili nido con gazebo allestito nell'isola pedonale. Sono impegnate in una due giorni di raccolta firme e volantinaggio. "Foggia, città senza futuro: giù le mani dai bambini, giù le mani dalle lavoratrici". Lo slogan è amaro, rispecchia il momento di alta tensione che sta vivendo Foggia ed il settore. La loro iscrizione al sindacato è mal vista dai gestori, temono ritorsioni, "già avvenute", raccontano, nei mesi scorsi. Ma non rinunciano ai banchetti. Sono un gruppo di venti donne guidate da due sindacalisti Usppi, Daniela Mancini e Massimiliano Di Fonso. Loro sì, nella loro veste, hanno meno reticenze a fare dichiarazioni con nome e cognome, le altre si sentono sotto assedio. "Faccio parte degli amministrativi, personale fortemente ridimensionato dalla legge regionale che, al nostro posto, prevede un unico coordinatore per ogni struttura. Lavoro da vent'anni in questo settore, non ho mai perso un corso di aggiornamento, ed ora sono fuori...". Non mandano giù nemmeno la "beffa" su Facebook: "Abbiamo formato un gruppo di lavoratrici degli asili: si è iscritta anche un gestore che ne ha appena licenziate dodici". I numeri del problema sono stati riportati sul Quotidiano la settimana scorsa. Dopo la protesta per il vertiginoso aumento delle rette del 150%
, cosa che non si è mai vista in nessun paese civile, e dopo la raccolta firme dei genitori contro la decisione del Comune, il sindaco ha deciso di aprire un tavolo per "trattare". Da allora ad oggi, nemmeno l'ombra. Davanti al gazebo è passato Orazio Schiavone, neoeletto consigliere regionale dell'Idv, disponibile, ha detto, ad un incontro per discutere. Stessa premura fu loro espressa da Anna Nuzziello prima delle regionali, quando l'ex forzista, poi Sdi ed infine nella lista di Vendola non era ancora consigliere in via Capruzzi. Ora non si hanno più notizie sulla sua posizione circa i nidi. Domanda che riecheggia sui volantini: "Dov'è l'incremento economico promesso agli asili nido in campagna elettorale dall'assessore ai servizi sociali?". Il nome di Elena Gentile non è scritto, ma la cercano disperatamente da giorni, senza esito. Non vengono pagate da sei mesi, l'ultimo stipendio l'hanno riscosso a novembre del 2009. Dopo la protesta per il vertiginoso aumento delle rette del 150%, cosa che non si è mai vista in nessun paese civile, e dopo la raccolta firme dei genitori contro la decisione del Comune, il sindaco ha deciso di aprire un tavolo per "trattare". Da allora ad oggi, nemmeno l'ombra. Sono 140 lavoratrici per 400 bambini, dieci nidi in convenzioni ed uno comunale. I gestori, dal canto loro, non se la passano meglio, pur con qualche distinguo. Anna Maria Forgelli è l'unico fra i datori di lavoro che staziona, amabilmente, sotto il telo verde. Ha aperto a Foggia una delle strutture più all'avanguardia, "Il giardino di Karol e Pio", dal nome del papa e del santo di Pietrelcina: "Con questi due pilastri dovremmo stare tranquilli". E' l'unica dolce ironia che si concede, perché è difficile anche con gli astri in cielo. Il centro è integrato, svolge progetti a 0 a 6 anni con ludoteca per bambini fino a 10 e sperimenta le "sezioni primavera". Il tasto dolente, nemmeno a dirlo, riguarda i nidi: "Ho 22 dipendenti, sono indebitata con le banche per pagare contributi fitto e bollette, non potrebbe essere diversamente perché ogni struttura avanza 250 mila euro dal Comune. Come partecipiamo io ed altri ai bandi prossimi?". Sbalordita sugli aumenti delle rette: "Ma come fa una famiglia a pagare 600 euro al mese, dicono che vogliono dare un bonus ma i soldi dove li prendono?".Quello dei bandi si è rivelato un percorso ad ostacoli, Forgelli ha al suo attivo molti ricorsi contro il Comune ed una serie di "guerre" all'ufficio legale dell'ente. "L'anno scorso sono arrivata ultima nella graduatoria, e non è per demerito. I criteri di scelta non guardano la professionalità, le questioni sono altre, di illegalità diffusa. Certo la città che arriva a toccare i bambini è proprio alla frutta". Una domanda, purtroppo senza risposta, riecheggia sui volantini: "Dov'è l'incremento economico promesso agli asili nido in campagna elettorale dall'assessore ai Servizi Sociali?. Lo scontro fra operatrici e Comune ha vari risvolti, la lunga lettera inviata al sindaco si sofferma, fra le altre cose, sulla "qualità" del servizio che i genitori troveranno a settembre: "Gli asili nido- scrivono- dovrebbero essere il primo investimento educativo , allora c' da chiedersi: che tipo di investimento sta facendo visto che vuole privare i bambini delle città dei loro diritti gettando le famiglie nel caos, scippando il lavoro a 140 donne in una città in cui la disoccupazione femminile è una profonda piaga sociale?". In calce viene riportata la sigla del sindacato Usppi. Massimiliano Di Fonso, aderente alla sigla, punta invece il dito contro la "professionalità" di alcuni gestori: "Ci sono sul mercato imbianchini, poi divenuti muratori, poi titolari di imprese edili, i più disinvolti nei licenziamenti spesso senza pagare, che s'improvvisano, ad un certo punto della loro carriera lavorativa, operatori del settore". In realtà esiste un criterio di selezione fissato dall'articolo 54 della legge regionale 2006 (disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità ed il benessere delle donne e degli uomini di Puglia) e va sotto il nome di "accreditamento". Che però non dà indirizzi a riguardo, piuttosto rimanda alla concertazione con le parti di cui ha parlato il sindaco Mongelli in questi giorni. "Ma chi ci andrà, noi sindacalisti di Usppi non siamo mai stati convocati, e le altre sigle sindacali sono del tutto disinteressate a questa battaglia". Vogliono "chiarezza", che il Comune, almeno, dichiari se potrà assicurare il servizio in autunno o, volendo, lo liberalizzi. "Chiarezza", una parola ripetuta come un mantra ad un ente su cui aleggia lo spettro del dissesto: la invocano i lavoratori, i genitori, i cittadini e, dopo un lungo silenzio, anche l'opposizione a Palazzo di città. Ma è come cercare l'acqua nel deserto.
Paola Lucino
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