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Quotidiano di Foggia

Un buco da 168 milioni. Si va verso il dissesto

È uno scenario apocalittico, quello tratteggiato dalla sezione regionale di controllo per la Puglia dalla Corte dei Conti, per quanto riguarda la crisi finanziaria in cui si dibatte il Comune di Foggia. Il documento, inviato al Sindaco e al Collegio dei Revisori dal dott. Luca Fazio nella sua qualità di magistrato relatore, ha cominciato a girare tra i gruppi consiliari. Il Quotidiano ne è venuto in possesso e lo pubblichiamo con le opportune spiegazioni, per contribuire alla trasparenza ed al confronto, in un momento di una gravità senza precedenti per la civica amministrazione.
Lo scenario disegnato dalla Corte dei Conti regionale è quello tipico del dissesto finanziario. Nella lettera vi sono espressi riferimenti: lo spettro tante volte evocato comincia a prendere consistenza. E così pure, forse per la prima volta, diventano più nitidi i contorni della voragine finanziaria in cui rischia di precipitare il Comune. Sommando le diverse somme critiche messe in evidenza nella lettera si ottiene un risultato da mozzafiato: 167.907.669 euro. Almeno a tanto ammonterebbe il buco, al netto di altri crediti che si vanno accumulando e che rendono forse impossibile il pareggio di bilancio. Tanto per dirne qualcuna, tra le altre cose, il magistrato istruttore rimprovera all'amministrazione la mancata copertura finanziaria della spesa  per la stabilizzazione dei dipendenti precari e di diverse spese per lavori di "somma urgenza".
Va precisato che la lettera dei magistrati contabili si riferisce al rendiconto dell'esercizio finanziario 2008 che il consiglio comunale aveva approvato l'anno scorso, non senza una pesante manovra correttiva, dato che la stessa Corte dei Conti pugliese aveva evidenziato svariate irregolarità nei conti del Comune di Foggia. La manovra correttiva non è stata evidentemente ritenuta sufficiente dal dott. Fazio.
La missiva prende le mosse da un copioso carteggio già intercorso tra Corte dei Conti, Prefettura, amministrazione comunale e collegio dei revisori. L'oggetto ("Applicazione dell'art.1 commi 166 e seguenti legge 266/2005. Relazione al rendiconto esercizio 2008") si riferisce all'obbligo, da parte dei revisori, di inviare una relazione sul bilancio (sia quello di previsione sia quello consuntivo) alla sezione regionale della Corte dei Conti. La relazione "deve dare conto del rispetto degli obiettivi annuali posti dal patto di stabilità interno, dell'osservanza del vincolo previsto in materia di indebitamento, e di ogni grave irregolarità contabile e finanziaria in ordine alle quali l'amministrazione non abbia adottato le misure correttive segnalate dall'organo di revisione."
È stato proprio il contenuto della relazione inviata dall'organo di revisione comunale ad azionare l'iniziativa della magistratura contabile. Nella lettera si legge che i revisori hanno segnalato "gravi irregolarità che, oltre che verificatesi nell'arco di più esercizi finanziari, sarebbero state compiute anche in quello considerato nel presente monitoraggio", ovvero il rendiconto dell'esercizio 2008.
La lettera della Corte dei Conti segnala puntualmente tutte le irregolarità che a giudizio dei Revisori sarebbero state commesse dall'amministrazione comunale.
Ma va detto che quel che maggiormente sconcerta è la somma totale dei "buchi" che tali irregolarità avrebbero provocato: una somma così alta da rendere sempre meno remota la possibilità del dissesto finanziario dell'amministrazione. Siamo comunque nella fattispecie prevista dal comma 168 della legge 266/2005 che prevede che"le sezioni regionali di controllo della Corte dei Conti, qualora accertino, anche sulla base delle relazioni di cui al comma 166, comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria o il mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto (di stabilità, n.d.r.), adottano specifica pronuncia e vigilano sull'adozione da parte dell'ente locale delle necessarie misure correttive e sul rispetto dei vincoli e limitazioni posti in caso di mancato rispetto delle regole del patto di stabilità interno." È insomma sempre più possibile una "pronuncia" della sezione regionale della Corte dei Conti che sarebbe di fatto l'anticamera della dichiarazione di dissesto finanziario.
C'è da precisare che nella maggior parte dei casi i rilievi formulati dalla Corte dei Conti pugliese riguardano la precedente gestione amministrativa, ovvero la giunta Ciliberti.
Per quanto riguarda il 2008, c'è un pesante disavanzo di gestione (pari a 19.151.715 euro). Il dott. Fazio chiede inoltre chiarimenti per altre pesanti "criticità" finanziarie, che di seguito sintetizziamo: debiti fuori bilancio non riconosciuti per un importato totale di 11.300.000 euro; una situazione di contenzioso civile particolarmente gravosa, per un ammontare complessivo di circa 30 milioni di euro, che si riferisce verosimilmente soltanto ai decreti ingiuntivi rispetto ai quali l'amministrazione ha presentato o meno opposizione, ma non tiene conto dell'altro contenzioso che va maturando, provocato sempre dalla situazione debitoria.
Inoltre il magistrato istruttore rimprovera all'amministrazione il "mantenimento in bilancio di residui attivi riaccertati relativi alla Ici ed alla Tarsu", "pur non ricorrendone i fondamenti giuridici". Si tratta dei proventi da sanzioni e multe che il Comune non ha evidentemente incamerato e che, almeno a parere della magistratura contabile e dei revisori dei conti, non è più in grado di riscuotere:  anche in questo caso è una bella massa finanziaria: 34.975.527 euro. Lo stesso meccanismo ("mantenimento in bilancio di residui attivi riaccertati pur essendo di sicura inesigibilità") grava su altri possibili proventi (contributi vari della Regione, interessi sui capitali in dotazione per le aziende speciali) per 2.892.384 euro.
I debiti verso le società partecipate (Amica, Amgas e Ataf) ammontano invece a 20.786.977 euro.
Il magistrato contabile rileva anche un "grave disallineamento" nella gestione dei residui per quanto riguarda le entrate per servizi conto terzi (si tratta, in sostanza, di entrate derivanti da rimborsi per spese anticipate e sostenute per l'erogazione di servizi per conto di altri enti (ad esempio Stato, Regione): probabilmente sono comprese in questa voce le somme che il Comune presumeva di dover ottenere dal Ministero di Giustizia per la manutenzione del Tribunale. Un altro "disequilibrio" viene invece segnalato per quanto riguarda entrate e spese per funzioni delegate. Dovrebbe trattarsi di una partita di giro: per l'esercizio di funzioni delegate dallo Stato o dalla Regione il Comune dovrebbe spendere quanto gli enti deleganti trasferiscono: invece risulta una maggiore spesa di 590.000 euro.
E non è ancora tutto. Il magistrato istruttore chiede chiarimenti anche circa il sistematico ricorso alle anticipazioni di tesoreria che per legge dovrebbe avvenire soltanto nel caso di una temporanea carenza di liquidità e che invece ha determinato ulteriori situazioni di indebitamento: l'amministrazione non ha restituito al tesoriere 10.945.907 euro anticipate dall'istituto di credito. Ed ancora la sezione regionale rimprovera all'amministrazione il mancato ripristino di fondi vincolati per 21.995.161 euro, debiti fuori bilancio riconosciuti, ma non ancora liquidati per 29.653.133 euro in attesa della riscossione dei proventi derivanti dalla dimissione di beni comunali "nonché - scrive ancora il dott. Fazio - interventi di somma urgenza non ancora liquidati e incremento di procedure esecutive avviate contro il Comune". Una massa, questa difficilmente quantificabile, ma che contribuisce ad appesantire, e forse in maniera decisiva, la già drammatica situazione finanziaria.
Fin qui le contestazioni che riguardano partite finanziarie precise, in alcuni casi quantificate al centesimo, in altre presunte, ma comunque consistenti.
Altri segnali di cattiva gestione finanziaria dell'amministrazione provengono dagli altri rilievi formulati dal magistrato contabile: l'assenza di copertura finanziaria per la stabilizzazione del personale precario, incarichi professionali di esternalizzazione degli adempimenti fiscali e di consulenza all'ufficio bilancio, deliberati nel luglio e nel dicembre 2008.
Non tutto è filato liscio perfino per quanto riguarda il pagamento degli emolumenti al personale: gli arretrati contrattuali(per i quali andavano accantonate le somme previste) sono stati corrisposti con imputazione sui capitoli di spesa del 2009 (per complessivi 1.266.552 euro), gli stipendi del mese di gennaio 2009 sono stati pagati con residui dell'anno 2009. E poi, ancora: l'assenza di un inventario aggiornato, ritardo nell'approvazione del rendiconto, accertamenti effettuati nel 2008 di contributi per permesso di costruire in misura raddoppiata rispetto al 2007 e quadruplicata rispetto al 2006.
Il magistrato teme, evidentemente, che agli accertamenti non abbiano fatto riscontro le entrate previste, com'è sicuramente successo per le riscossioni a titolo di recupero di evasione tributaria: le entrate sono state del 12% inferiori agli accertamenti corrispondenti.
Pesantissime le ultime richieste del dott. Luca Fazio. Il giudice istruttore chiede naturalmente  di conoscere le azioni per rientrare dalla situazione di disavanzo e quindi come l'amministrazione intenda "fronteggiare la strutturale carenza di liquidità".
Infine, l'affondo, la stoccata finale. Il magistrato chiede "se codesto Comune stia garantendo l'assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili" e "se codesto Comune non stia ravvisando l'esistenza nei propri confronti di crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte con le modalità di cui all'art.193, nonché con le modalità di cui all'art.194 per le fattispecie ivi previste".
Il richiamo è agli articoli del Testo Unico sugli enti locali che rispettivamente disciplinano la salvaguardia degli equilibri di bilancio e il riconoscimento di legittimità di debiti fuori bilancio. Ma il modo con cui il quesito è formulato lascia presagire la dichiarazione di dissesto finanziario. In sostanza, il dott. Fazio chiede al sindaco Mongelli, alla giunta ed al consiglio se non sussistano i presupposti per dichiarare il dissesto, che per gli enti pubblici rappresenta ciò che è il fallimento, per le imprese.
La fattispecie del dissesto finanziario viene puntualmente descritta poco più avanti, nel Testo Unico, e proprio con i termini usati (non casualmente) dal magistrato contabile. "Si ha stato di dissesto finanziario - si legge all'art. 244 - se l'ente non può garantire l'assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero esistono nei confronti dell'ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte con le modalità di cui all'articolo 193, nonché con le modalità di cui all'articolo 194 per le fattispecie ivi previste."
Sono, pari pari, le espressioni usate dal magistrato istruttore, che con la sua mossa ha richiamato l'amministrazione comunale alle sue responsabilità.
Alla vigilia della discussione in consiglio comunale del bilancio di previsione, l'amministrazione Mongelli si trova di fronte ad un bivio drammatico: cercare di presentare al consiglio un bilancio comunque, oppure dichiarare il dissesto finanziario. Nell'uno e nell'altro caso, i nodi stanno venendo al pettine.
Walter De Simone




 

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