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Ferrovie dello Stato corregge il suo presidente: riaperta a breve la ferrovia Foggia-Benevento

L'altro giorno, lo slittamento della riapertura della strada ferrata Foggia-Napoli, preannunciato dal presidente delle Ferrovie dello Stato, Innocenzo Cipolletta, a margine di un convegno svoltosi a Bari. Ieri, la rettifica, affidata ad un comunicato stampa ufficiale della stessa azienda ferroviaria. Dalla nota si apprende che "la linea Benevento - Foggia sarà riaperta alla circolazione ferroviaria nei primi giorni del prossimo mese di giugno". Dal comunicato, concordato con la Protezione Civile, è anche possibile apprendere lo "stato dell'arte" dei lavori di ripristino della ferrovia, chiusa dallo scorso 11 marzo a causa dell'enorme frana (giudicata dagli addetti ai lavori la più grande d'Europa) verificatasi all'altezza della zona di Montaguto, piccolo comune che sorge nell'Appennino Dauno, in provincia di Avellino. "A seguito degli interventi di ripristino, riprofilatura e di drenaggio delle acque dalla frana, eseguiti dai tecnici di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS) insieme con quelli della Protezione Civile e con l'11° reggimento Genio guastatori dell'Esercito italiano, - si legge nel comunicato - la sede ferroviaria è stata pressoché ripristinata. In questi giorni si sta ultimando il ripristino della massicciata e la posa dei binari. Mentre nei giorni a seguire sarà attivata la linea elettrica per permettere la riapertura definitiva della tratta entro la prima settimana del prossimo mese, in concomitanza con l'avvio della stagione estiva". L'aziende coglie l'occasione per ricordare che "per garantire la mobilità in questo lungo lasso di tempo le FS hanno attivato per i collegamenti diurni servizi sostitutivi con autobus tra Benevento e Foggia e per quelli notturni servizi sostitutivi sempre con autobus tra Roma e Bari" e che "a partire dal 16 aprile, poi, è stata applicata una riduzione del 20% del prezzo dei viaggi tra Roma e la Puglia" . La stessa atmosfera permea la lettera che la Direzione R.E. delle Ferrovie dello Stato ha inviato alla nostra redazione e che pubblichiamo in altra parte del giornale, in cui le Ferrovie dello Stato affermano di operare in piena sintonia con la Protezione Civile. Il che non mettiamo certamente in dubbio, ma che non pu˜ esimerci dal constatare che qualche "dissonanza" tra le opinioni del presidente Cipolletta ed il crono programma della Protezione Civile c'è. Eccome. L'esternazione di Cipolletta mette in evidenza alcune altre questioni, tutt'altro che secondarie rispetto a quelle che attengono la riapertura della ferrovia. Il problema non riguarda ormai più soltanto la data di completamento dei lavori di ripristino dei collegamenti e di riapertura della linea. Non è più, soltanto, una questione di "quando", ma anche di "come". Basta mettere a confronto le (preoccupate) dichiarazioni del presidente Cipolletta con quanto la sua azienda ha scritto il giorno dopo ("d'intesa" con la Protezione Civile), per accorgersi che i conti non tornano, e per porre dunque qualche domanda, a nome della pubblica opinione, al capo della Protezione Civile stessa, su quanto sta accadendo dalle parti di Montaguto. Ricapitoliamo. L'altro giorno Cipolletta era stato perentorio: prima di tornare a sistemare i binari nella loro sede occorre che la frana venga definitivamente bloccata. E non si può non essere d'accordo con la posizione del presidente delle Ferrovie dello Stato che, per essere il responsabile dell'azienda, deve garantire prima di tutto l'incolumità dei passeggeri, e quindi anche l'integrità del patrimonio. In aggiunta, il presidente aveva detto che l'azienda avrebbe, dal canto suo, completato i lavori di posa in opera dei binari e delle altre infrastrutture smontate a causa della frana, entro tre settimane dalla ultimazione dei lavori di ripristino. Se le cose stanno cos“, anche nel caso in cui la Protezione Civile dichiarasse chiusi i lavori di propria competenza oggi, non si farebbe comunque in tempo a riaprire la ferrovia nei tempi indicati nel comunicato, in quanto, conteggiando le tre settimane annunciate da Cipolletta si finirebbe non prima della metà del mese di giugno. A meno che non si vogliano percorrere scorciatoie, che possono essere tecnicamente valide e fondate. L'importante è saperlo, perché non si può giocare sulla pelle dei cittadini. Cipolletta dice che se prima non si blocca la frana, neanche se ne parla di rimettere a posto i binari, lasciando intendere un rischio, se non ai passeggeri, almeno alle strutture ferroviarie. Un precedente c'è, ed è assai poco incoraggiante. Quando la frana cominciò a muoversi, qualche anno fa, la prima infrastruttura ad esserne interessata fu la statale 90 delle Puglie, che è da allora chiusa al traffico, almeno nel suo tracciato originario. Si apprestò una variante, ritenendo non più sicuro il sito di prima. Anche la bretella che consentiva la variante è stata chiusa, perché anch'essa travolta dalla frana bis di qualche mese fa. Il problema dei problemi è che la frana non si arresta. Da l'altro giorno a ieri, sul fronte della frana non è successo nulla di buono, anzi. La terra continua a venire già, e la massa franosa ha travolto un fabbricato. Va detto che, contemporaneamente ai lavori di ripristino dei collegamenti, la Protezione Civile e l'Esercito stanno lavorando sodo anche alla messa in sicurezza dell'area interessata. Ma quella terra che continua ad avanzare non autorizza un eccessivo ottimismo, come hanno del resto ribadito il Capo di Stato Maggiore, Generale di Corpo Armato Giuseppe Valotto, che nel corso del suo sopralluogo al cantiere preconizzò un allungamento dei tempi di riapertura, parlando di sopraggiunte difficoltà di natura tecnica. Il giorno successivo, a correggere il pessimismo del generale, fu il capo della Protezione Civile in persona, Guido Bertolaso, che fissò invece a fine maggio il termine per la riapertura del collegamento ferroviario. Lo stesso valzer di dichiarazioni che abbiamo registrato negli ultimi giorni. Innocenzo Cipoletta ha sostenuto la sua tesi circa la necessità di arrestare prima la frana, e quindi procedere alla risistemazione del materiale rotabile, con la situazione di grave dissesto che affligge quell'area dell'Irpinia. Il giorno dopo, toni decisamente più rassicuranti sono giunti dal comunicato diffuso dalla sua stessa azienda "di concerto con la Protezione Civile". Come stanno veramente, le cose, a Montaguto? I cittadini, l'opinione pubblica hanno il diritto di sapere, e ad assumersi la responsabilità di dire, di rilasciare dichiarazioni ufficiali non può che essere la Protezione Civile. Si ritiene ormai superato il rischio derivante dalla frana? Oppure si intende riaprire la ferrovia anche nella persistenza del movimento franoso, perché questo non provoca più problemi relativi alla messa in sicurezza? Quando verranno completati i lavori di messa in sicurezza e di bonifica del sito? Ci sono le risorse finanziarie sufficienti per portarli a compimento, oppure si corre il rischio, come si è verificato già nell'intervallo di tempo intercorrente tra l'avvio del movimento franoso e il disastro della scorsa primavera, che vengono vanificati dalla possibile recrudescenza della frana? Sono interrogativi troppo importanti per affidarli alla ridda delle dichiarazioni più o meno ufficiali, rilasciate a margine di un sopralluogo o di un convegno. La Protezione Civile deve dire chiaramente, una volta per tutte, come stanno le cose a Montaguto

Arturo Desio
 

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