nido. Si consola in questo modo l'assessore Matteo Morlino, oggetto di una durissima lettera da parte di alcuni storici gestori di Foggia che ne hanno chiesto, esplicitamente, le dimissioni. Poco importa se la continuità andrà a farsi benedire, se alcuni genitori sono rimasti freddati sia dall'entità della retta, sia dalla chiusura dell'asilo in cui il loro figlio ha frequentato l'anno scorso o dal licenziamento di alcune insegnanti. E in più si autoassolve perché il fatto che, per esempio, la Montessori non riaprirà - parliamo di una delle più prestigiose strutture cittadine- non è da attribuire al Comune ma alle sofferenze delle singole realtà . L'ha detto in un'intervista rilasciata a Tommi Guerrieri su Teleradioerre. Non dice, l'assessore, quanti soldi l'ente deve agli asili, non aggiunge che schiere di lavoratrici andranno a casa in una città in cui l'occupazione femminile è al lumicino e dopo mesi di patimenti senza stipendio. I piccoli? Sono "effetti collaterali" del dissesto economico della città di Foggia, benedetti da una "legge regionale", quella del benessere sugli uomini e le donne di Puglia. In base alla quale, l'abbiamo già scritto, la genericità di compilazione delle graduatorie permette di travalicare le competenze giocando su aspetti diciamo così "contingenti", per cui tutti possono far spuntare un nido come un fungo dall'oggi al domani, basta avere capitale d'avvio. Questa legge non è un testo sacro. Continua sull'edizione cartacea del Quotidiano di Foggia. Nelle edicole di Foggia e provincia.
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