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Quotidiano di Foggia

Pummarola dauna alla conquista del mondo

Pomodoro made in Cina? No grazie, semmai, saremo noi a vendere il nostro "oro rosso" sui mercati orientali. Ha ragione il presidente della Camera di Commercio di Foggia, Eliseo Zanasi, quando manifesta un prudente ottimismo sulla ventilata cessione del pacchetto di maggioranza dell'AR di Foggia alla società anglo-nipponica Princes Ltd, che fa capo al gigante giapponese Mitsubishi corporation.

La notizia è stata anticipata da fonti sindacali, ma dovrebbe essere ufficializzata nelle prossime ore.

La Princes Ldt. deteneva già una parte interessante delle azioni della società di Antonino Russo (Ar sta proprio ad indicare le iniziali del proprietario): il 7%, ma negli scorsi giorni è stato raggiunto un accordo per permette al gigante angolo-nipponico di salire al 51 per cento.

Anche se la cessione delle quote sarebbe stata determinata dalle difficoltà finanziarie dell'Ar le prospettive per l stabilimento foggiano potrebbero addirittura migliorare, in quanto il business della multinazionale nipponica è dichiaratamente orientato ai mercati globali.

Lo stabilimento dell'area industriale di Borgo Incoronata è uno dei più moderni ed avanzati d'Europa per quanto riguarda la lavorazione del pomodoro. A determinare le difficoltà economiche non sono state tanto ragioni di produzione e di mercato (l'una e l'altro procedono anzi a gonfie vele, con un fatturato annuo di 272 milioni e l'ultimo bilancio che ha fatto registrato un incremento del 7 per cento rispetto all'anno precedente) quanto l'indebitamento che vede esposta la società, per la realizzazione dell'ambizioso progetto foggiano con un "rosso" di 127 milioni (83 dei quali a breve) ed evidenti difficoltà di cassa e di liquidità, che avrebbero spinto Antonino Russo, se non proprio a  cedere il passo, a cercare potenti sinergie.

Secondo l'opinione di autorevoli analisti la proiezione internazionale del gruppo risulterà rafforzata. Del resto, già da tempo l'Ar opera più sui mercati esteri che non su quelli nazionali: solo il 20% delle vendite riguarda l'Italia, il resto della produzione è venduto in Inghilterra, Germania, Francia e Africa.

L'economia dauna si apre di conseguenza ai mercati globali, con un percorso - tuttavia - ancora tutto da scrivere. Molto dipenderà dalla capacità della classe imprenditoriale e dirigente provinciale di dialogare e confrontarsi proficuamente con il nuovo management dello stabilimento di Incoronata.

L'idea che nella patria della produzione del pomodoro, uno stabilimento conserviero moderno ed attrezzato qual è quello di Borgo Incoronata punti ai mercati internazionali è senza dubbio suggestiva, ma occorre che attorno ad essa si saldi un indotto, un sistema di opportunità che esorcizzi il rischio che possa restare, in qualche modo, una cattedrale nel deserto.

È singolare, tanto per fare un esempio, che per imbarcare lo scatolame che viene prodotto a Foggia, l'Ar sia costretta ad utilizzare il porto di Salerno (raggiunto su gomma), con ovvie diseconomie, non essendo riuscita a trovare uno sbocco accettabile nei porti pugliesi.

Pomodoro made in Cina? No grazie, semmai, saremo noi a vendere il nostro "oro rosso" sui mercati orientali. Ha ragione il presidente della Camera di Commercio di Foggia, Eliseo Zanasi, quando manifesta un prudente ottimismo sulla ventilata cessione del pacchetto di maggioranza dell'AR di Foggia alla società anglo-nipponica Princes Ltd, che fa capo al gigante giapponese Mitsubishi corporation.

La notizia è stata anticipata da fonti sindacali, ma dovrebbe essere ufficializzata nelle prossime ore.

La Princes Ldt. deteneva già una parte interessante delle azioni della società di Antonino Russo (Ar sta proprio ad indicare le iniziali del proprietario): il 7%, ma negli scorsi giorni è stato raggiunto un accordo per permette al gigante angolo-nipponico di salire al 51 per cento.

Anche se la cessione delle quote sarebbe stata determinata dalle difficoltà finanziarie dell'Ar le prospettive per l stabilimento foggiano potrebbero addirittura migliorare, in quanto il business della multinazionale nipponica è dichiaratamente orientato ai mercati globali.

Lo stabilimento dell'area industriale di Borgo Incoronata è uno dei più moderni ed avanzati d'Europa per quanto riguarda la lavorazione del pomodoro. A determinare le difficoltà economiche non sono state tanto ragioni di produzione e di mercato (l'una e l'altro procedono anzi a gonfie vele, con un fatturato annuo di 272 milioni e l'ultimo bilancio che ha fatto registrato un incremento del 7 per cento rispetto all'anno precedente) quanto l'indebitamento che vede esposta la società, per la realizzazione dell'ambizioso progetto foggiano con un "rosso" di 127 milioni (83 dei quali a breve) ed evidenti difficoltà di cassa e di liquidità, che avrebbero spinto Antonino Russo, se non proprio a  cedere il passo, a cercare potenti sinergie.

Secondo l'opinione di autorevoli analisti la proiezione internazionale del gruppo risulterà rafforzata. Del resto, già da tempo l'Ar opera più sui mercati esteri che non su quelli nazionali: solo il 20% delle vendite riguarda l'Italia, il resto della produzione è venduto in Inghilterra, Germania, Francia e Africa.

L'economia dauna si apre di conseguenza ai mercati globali, con un percorso - tuttavia - ancora tutto da scrivere. Molto dipenderà dalla capacità della classe imprenditoriale e dirigente provinciale di dialogare e confrontarsi proficuamente con il nuovo management dello stabilimento di Incoronata.

L'idea che nella patria della produzione del pomodoro, uno stabilimento conserviero moderno ed attrezzato qual è quello di Borgo Incoronata punti ai mercati internazionali è senza dubbio suggestiva, ma occorre che attorno ad essa si saldi un indotto, un sistema di opportunità che esorcizzi il rischio che possa restare, in qualche modo, una cattedrale nel deserto.

È singolare, tanto per fare un esempio, che per imbarcare lo scatolame che viene prodotto a Foggia, l'Ar sia costretta ad utilizzare il porto di Salerno (raggiunto su gomma), con ovvie diseconomie, non essendo riuscita a trovare uno sbocco accettabile nei porti pugliesi.
Continua sull'edizione cartacea del Quotidiano di Foggia del 26.01.12
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