Subappennino Dauno. Oggi, il governatore regionale pugliese, Nichi Vendola, assieme agli assessori regionali alle opere pubbliche, Amati, e al welfare, Gentile, incontrerà i comuni dauni colpiti dal sisma, per fare il punto sulla ricostruzione.La coincidenza delle due date è sintomatica, perché basta - da sola - a denunciare il ritardo con cui si è proceduto, o più precisamente non si è proceduto, a ricostruire i paesi terremotati. Il sisma del 2002, per fortuna, ebbe un cratere relativamente piccolo. La zona maggiormente danneggiata era per lo più concentrata nella Valle del Fortore, su cui affacciano comuni del Foggia e del Molise. I soldi stanziati dal Governo nazionale non sono stati sufficienti a completare le opere di ricostruzione, che rigardavano sia gli edifici pubblici sia i molti edifici privati.
La storia raccontata dai comuni dell'Appennino Dauno danneggiati del sisma - in modo particolare Castelnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Celenza Valfortore e Carlantino - non è la stessa storia di altre eventi calamitosi che hanno colpito il paese, e ciò dovrebbe far riflettere.
Seppure con tutte le polemiche e tutti i ritardi che, anche in quel caso, hanno accompagnato gli interventi post sisma, i comuni irpini e lucani che vennero rasi al suolo dal terribile terremoto del 1980 hanno conosciuto una sorte assai diversa. Molti di essi hanno cambiato volto, in meglio.
E' sempre arduo stilare classifiche, quando si tratta di morte, distruzione e sofferenza e nessuno può mettere in dubbio che il sisma dell'Irpinia fu di gran lunga più drammatico, tragico e violento di quello del Molise. Ma qualche riflessione sulla ricostruzione a due velocità occorre pur farla.
Anche i comuni subappennini della valle del Fortore hanno cambiato faccia, dopo il 31 ottobre 2002. Ma in peggio. Fin da allora, erano comuni avviati alla desertificazione. Il terremoto e la non ricostruzione post terremoto ha accelerato questo processo, che minaccia di diventare irreversibile. Chi era già andato via, emigrando altrove, ed aveva i suoi cari che dimoravano nelle malferme case della Valle del Fortore, se li è portati via. Oggi quei comuni sono sempre più vuoti, sempre più tristi, e le mura puntellate di tanti edifici la cui ricostruzione si è inceppata per mancanza di fondi non autorizza grandi speranze per il futuro.
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