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Quotidiano di Foggia

'J˜mene e j˜mene', San Severo in musica

Il dialetto sanseverese continua ad essere protagonista nella discografia. Dodici brani in vernacolo sanseverese sono stati pubblicati nell'album 'j˜mene e j˜mene' da Luce De Nuzzo. Luca de Nuzzo originario di San Severo vive ormai da quasi dieci anni a Roma, opera verso una linea che non conosce confini, canta nel suo dialetto "per lasciare - spiega - solo al linguaggio dell'emozione lo spazio che merita e che spesso non trovo". Nel suo album, il secondo della sua carriera, il suono del dialetto sanseverese che emana il clima del Gargano, il sole e il vento del Tavoliere, mette in contrasto le buie verità della gente, la gente cosiddetta per bene, dando così più rigore e voce alla gente di campagna, alla gente degli immensi campi di grano della Puglia settentrionale. In "J˜mene e j˜mene", uomini e uomini, De Nuzzo affronta temi importanti e sempre attuali come quello del mondo del lavoro, le morti bianche, l'amore e omaggia figure emblematiche della nostra cultura come Gaetano Bresci, Pier Paolo Pasolini, Carmelo Bene, Roberto Saviano e un omaggio al grande cantastorie Matteo Salvatore. Per questo lavoro, raffinato, orchestrale e curato nei minimi dettagli, Luca De Nuzzo si è avvalso della collaborazione di Javier Girotto (Aires Tango), Raffaella Misiti (Acustimantico) e Andrea Satta (Tetes de Bois). De Nuzzo dopo altri trionfi di critica, nel giugno del 2004 vince il Premio De Andrè come miglior cantautore, premio che dà il via al suo primo lavoro discografico. Forse perché crede nei valori genuini, nella gioia dietro le parole crude e sgarbate e nella solitudine dietro le parole potenti; cantare in dialetto non per cantare in dialetto, ma per raggiungere l'armonia di saperci vedere diversi ed avere una naturale voglia di accettarci, col rispetto dettato dalla conoscenza e per ridare la giusta importanza alla storia raccontata nella chiave di un uomo che adopera un suo linguaggio personale, un suo filtro e una sua sensibilità; per avere il gusto di non capire e andarci da solo verso la comprensione. Da molti anni, quindi, porta avanti una linea artistica che vede nel dialetto la possibilità di riappropriarsi delle radici culturali senza doversi distaccare dalla modernità dell'evoluzione del linguaggio musicale: il dialetto come lingua capace di fornire maggiori sfumature e significati, inserito in un contesto musicale lontano dalla cosiddetta musica popolare ma più vicino alla migliore espressione della musica d'autore.











 

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