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Quotidiano di Foggia

Carlo d'Austria, fu V Imperatore, I di Spagna e IV di Napoli

Ben quattro furono i sovrani del Sacro Romano Impero che salirono sul trono del Regno italico del Mezzogiorno nel corso della sua lunga storia (1129-1861):

E n r i c o   V I   d i   S v e v i a, appellato da alcuni il Severo e da altri il Crudele (1195);
F e d e r i c o   I I   d i   Svevia (1197); C  a r l o  V  d ' A  u s t r i a (1517) e  C a r l o  V I  
d ' A u s t r i a (1708).

E' notizia, questa, di per sé sufficiente a dar prova di quanta rilevanza, nel concerto delle nazioni europee, avesse il nostro Regno.

Il terzo e penultimo d'essi, Carlo, V nell'Impero, I  di Spagna e IV  di Napoli,  fu il 25° suo Re, nel 1517.
Ebbe presto avversario il Re Francesco I di Francia, non solo nella elezione a Imperatore, dopo la morte del nonno Massimiliano, ma pure nella successione al Regno di Napoli, per le pretese che quegli accampava come successore di Luigi.  Ma, fortunatissimo qual'era, Carlo superò ogni emergenza. Francesco, nella battaglia di Pavia, nella guerra mossa per recuperare lo Stato di Milano, rimase prigioniero di Carlo e venne condotto a Madrid, donde non fu che nel 1125 a dure condizioni liberato. 
Quindi, collegatosi con  C l e m e n t e   P p .   V I I    d e '  M e d i c i, coi  Veneziani e altri Principi italiani e ricevuta dal Pontefice l'assoluzione dal giuramento prestato all'Imperatore in Spagna, mosse nuovamente guerra  a Carlo. Era fra i collegati stato convenuto, nel 1526, che il Regno di Napoli fosse dato a chi fosse più gradito al Pontefice. Fu questa alleanza chiamata Lega Santissima.

           Quanto poco santa invece fosse, lo palesarono gli eventi. Il S. Padre era stato mosso dal timore che la grande potenza e l'ambizione dell'Imperatore non mettessero un giorno in stato di servitù la Chiesa e l'Italia intera, onde chiamò dalla Francia Mons. di Valdimonte, discendente di Renato d'Angiò, 17° Re di Napoli,  pel tramite  della di lui figlia Violante, affinché risuscitasse in Napoli la fazione angioina contro Carlo. Il Valdimonte subito vi venne con 24 galere, in qualità di Luogotenente del Pontefice, e cominciò a scorrere lungo le coste del Regno e a minacciare le città marittime.

          Questa guerra fu assai infelice per il Papa. Il Duca di Borbone, ribelle al Re di Francia,  spedito da Carlo  alla testa del suo esercito, assalì Roma e vi entrò, morendo però nel primo assalto per una archibugiata nemica. L'esercito imperiale, vieppiù incrudelitosi,  nell'enorme sacco che diede alla città non vi fu orrore o sfogo alla libidine dei soldati che non commettesse. Violò anche le Chiese e Cardinali e Prelati furono oggetto di villanie e obbrobri.  Il Pontefice fu fatto prigioniero nel Castello di S. Angelo e obbligato a pagare 400.000 ducati. Qui rimase strettamente custodito per sette mesi, poi fu dallo stesso  Carlo liberato con così gravi imposizioni pecuniarie che fu obbligato a ricorrere a mezzi straordinari, quali quello di imporre nel nostro Regno decime sui beni eccesiastici, con la facoltà di alienarli. Pervenuta  a Madrid la notizia della prigionia del Papa e del sacco di Roma, frurono sospese le feste, che si stavano celebrando per la nascita del primogenito dell'Imperatore, Filippo. L'Imperatore stesso vestì il lutto e il suo esempio fu seguito da tutti i Grandi dell'Impero.
Si ordinarono dall'Imperatore processioni di penitenza in città e pubbliche preghiere nelle Chiese per la liberazione del Pontefice.









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