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Quotidiano di Foggia

La Capitanata al tempo dell'impero spagnolo e il ruolo della Chiesa

Il raffronto che può farsi tra la provincia di Capitanata, detta 'Capitanata' dal Viceré don Pietro Antonio de Aragona, e la provincia religiosa di Foggia, o, più esattamente, di S. Michele Arcangelo, dei FF.MM. Cappuccini, costituita formalmente nel 1555, per renderci oggi esatto conto della dimensione e dei limiti della prima nell'ordinamento amministrativo del Regno di Napoli dal Cinquecento e per tutta la durata del dominio spagnolo, induce a una indagine sui rapporti  tra Chiesa e Stato in quel periodo e sulla siruazione religiosa a Foggia.
La storia del Regno di Napoli è strettamente legata alla storia della Spagna dal XV al XVII secolo. La concezione di Comuni liberi e autogestiti à stata, per i i tutti i 218 anni,dal \504 al 1722, il punto di forza della Spagna anche nel Regno di Napoli. Questa idea non è dovuta alla generosità dei sovrani, bensì alla necessità di tenersi fedeli i paesi conquistati e di assicurarne la difesa.
Viste le condizioni precarie del Regno di Napoli, gli Spagnoli potettero stabilirvisi solo con la garanzia di ampie libertà e privilegi. La Corona vuole mantenere entro determinati limiti il potere di una riottosa aristocrazia feudale e segue il pribcipio di attribuire a ogni suddito tanta terra quanta è in grado di coltivare con le proprie mani. Il fatto che questo principio venga realizzato solo psarzialmente è dovuto  alla insicurezza, soprattutto igienica, delle campagne, che induce i contadini a non insediarvisi con le proprie famiglie, ma a risiedere nei centri urbani o ad essi far ritorno. 
Di conseguenza, accanto alla concessione a città e comuni 'reali' di ampi diritti democratici di autogestione, la Corona si vede obbligata a intestare ampi latifondi agli Ordini militari, all'aristocrazia e alla Chiesa per assicurare la sicurezza del Regno. Pur durante i prtiodi di maggiore debolezza della lontana Corona, l'aristocrazia feudale, non potendo far valere l'antico  potere baronale, osteggiato dai sovrani e dai loro Viceré, consolida invece  il sistema latifondista e riesce a entrare nell'amministrazione centrale e in quelle delle maggiori città del Regno (in Capitanata Lucera e Foggia) e a utilizzare il potere burocratico così acquisito al servizio dei propri interessi. Questo processo è molto più accentuato in Capitanata riapetto alle altre province del Regno, dove la politica spagmola favorisce più chiaramente la piccola proprietà. La forza ideologica trainante della conquista spagnola è la Chiesa, che ne è uscita rafforzata e che diventa il centro del potere ideologico statale. La stessa Spagna in quel periodo è una libera unione di Regni con le proprie leggi e le proprie libertà, alle quali il Re deve prestare giuramento dib fedeltà al momento dell'incoronazione. Il legame che tiene unito questo Regno eterogeneo è la Chiesa, una Chiesa potente e battagliera, animata dalla grende idea di una crociata militante per la fede cattolica, un ideale al quale sottoporre ogni criterio politico ed economico.
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